lunedì 20 novembre 2017

Bologna, clamorosa rivolta dei preti contro i vescovi: no agli immigrati islamici ospitati in chiesa

Prima i cristiani (italiani)


 "La giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco, è questa domenica e si ripeterà ogni anno. Serve a farci aguzzare gli occhi e riconoscere chi è bisognoso e soccorrerlo. Una storia antica, inaugurata da Gesù con il discorso della Montagna. Nel secolo scorso, e per tutto l' arco della storia cristiana, non si era sentita la necessità di inventare una ricorrenza del genere. Senza etichette di marketing sociologico, si era educati a identificarla con il Natale: la sacra famiglia non trova posto all' albergo, il Bambinello nasce al «freddo e al gelo». Guardavamo incantati nel presepio pastori e contadini, ciabattini e re portare doni a chi non ha nulla, per scaldarlo e nutrirlo. Imparando a ripetere quel gesto. Nel post-cristianesimo, per non offendere le altre religioni, si cercano altri linguaggi. Inutile lucidare la nostalgia. La pedagogia di questo Pontefice funziona così. Ottimo: non si è mai troppo generosi con chi fatica a campare e ogni occasione per ricordarselo è benedetta. Personalmente parteciperò come tanti alla colletta alimentare organizzata dal Banco fuori dai supermercati sabato prossimo.
Resta da osservare il modo con cui si celebra da noi questa «giornata». Perché mai tanti vescovi italiani, credendo forse di farsi belli con il Papa argentino, identificano i poveri con i migranti e privilegiano tra loro i musulmani? Una specie di ossessione, che ha la sua convenienza: è la maniera classica con cui gli alti prelati si meritano un servizio dei tg, elogi dai sindaci delle città, che sono quasi tutti di sinistra, complimenti dai sindacati e dai giornaloni, e acquistano punti non per il paradiso ma per il cardinalato. E, via via, scendendo nella gerarchia, i giovani preti ambiziosi puntano a farsi notare con queste pratiche da manuale del perfetto ecclesiastico del nuovo millennio.
Poveri migranti adoperati per la carriera di prevosti e monsignori, così da farsi detestare come privilegiati dai cinque milioni di italiani in povertà assoluta (dati Istat). I quali sono trascurati dalle curie progressiste, perché nella maggior parte dei casi non esibiscono la miseria, ma restano male comunque di essere scartati dai professionisti delle opere buone perché poco utili a far pubblicità ai benefattori. Gli italiani funzionano solo in questo tipo di festival della bontà se senzatetto o carcerati. Se ti vergogni a esibire le toppe sui calzoni, sei morto, non esisti.
Siamo franchi. Questa esibizione di poveri esposti come tali allo sguardo degli altri, non si fa. Si aiutano e si invitano di nascosto. Non è solo una regola evangelica per evitare di menar vanto dell' elemosina, ma anche un invito al rispetto del pudore altrui. Voi andreste ospiti in parrocchia per la giornata dei poveri? Sarebbe come farsi appiccicare un marchio di sfigato sul paltò. Una patacca verde chiaro per i poveri sì, ma non troppo. I miserabili, tipo Cosetta di Jean Valjean, fiocco a pois rossi e gialli, così si tirano su il morale.
Per questo, per mancanza di fantasia ed eccesso di ideologia, per la Giornata dei poveri, si ripiega sui migranti, come una volta ai funerali si portavano in corteo gli orfanelli in divisa. I profughi veri o presunti dei centri di accoglienza sono testimonial perfetti e disponibili, funzionano come i cammelli al corteo dei re Magi.
A suscitare queste note è la ribellione - riferita dalle cronache locali - non urlata ma comunque sentita della maggior parte delle parrocchie di Bologna all' invito del loro arcivescovo, monsignor Zuppi, a celebrare la Giornata accogliendo nelle chiese e negli oratori della città gli ospiti dell' hub di via Mattei (è il nome da aeroporto intercontinentale con cui è chiamato il centro di accoglienza e di indirizzo di richiedenti asilo, quasi tutti musulmani). Zuppi, eccellente persona, è uno dei vescovi emergenti e da prima pagina: viene dalla Comunità di Sant' Egidio, gira in bicicletta, e perciò è qualificato col titolo, senza cui oggi si viene emarginati dai Sacri Palazzi e dalle Logge massoniche, di «prete di strada». Ha pensato di fornire questo consiglio ai curati, ma solo venti su novanta hanno aderito.
Non che gli altri parroci rifiutino di praticare la carità, ma non così, non capiscono perché l' amore per i poveri debba essere pianificato come in Unione Sovietica la raccolta di patate.
Con la Pravda che comunica ai kolchoz a chi tocchino i tuberi più grossi."

di Renato Farina

da:

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13281674/bologna-renato-farina-preti-rivolta-vescovi-accoglienza-immigrati-islamici-chiesa.html

Altre risorse sul tema, cfr.:

https://bonumsemen.blogspot.it/2016/10/breve-sulla-catastrofe-migratoria-e-la.html

http://svulazen.blogspot.it/2013/04/la-caritas-marx-engels-profughi-in.html

sabato 18 novembre 2017

Boom di "bambini transgender" in UK. Allarme dei medici: terapia o moda?

da Tempi:

"Il boom dei “bambini transgender” in Inghilterra. Medici in allarme: è una cura o una moda?" (di Benedetta Frigerio)



Nel 2015 oltre mille minorenni sono stati sottoposti a terapie per il “disordine di genere”. Nella comunità scientifica c’è chi non si fa prendere dall’euforia

Solo nel 2015, fra aprile e dicembre, 1.013 minorenni inglesi sono stati sottoposti a terapie per il “disordine dell’identità di genere”, trattamenti che vanno dalla consulenza psicologica fino al bombardamento ormonale per bloccare lo sviluppo del paziente in vista del cambiamento chirurgico del sesso. Cinque anni fa, nel 2009-2010, i minorenni trattati in questi modi erano 97. Oltre all’impennata del numero di casi, colpisce anche la somma di denaro pubblico – 2,7 milioni di sterline – stanziata per simili cure da un sistema sanitario in grave crisi di sostenibilità.

AUMENTO «STRAORDINARIO». I numeri sono stati resi noti dal Nhs, che è appunto il sistema sanitario inglese, su richiesta del quotidiano The Sun. Come è spiegato nell’articolo, a trattare i bambini che soffrono della cosiddetta disforia di genere (disturbo che porta a desiderare di essere persone del sesso opposto) in Inghilterra sono le cliniche Tavistock and Portman a Londra, Leeds, Exeter e Brighton. Polly Carmichael, direttore del Gender Identity Disorder Service, ha definito l’incremento delle terapie prescritte l’anno scorso «straordinario». Tuttavia è «difficile predire se i numeri continueranno a crescere».

KAIA ORA È KAI. Jack Drescher, professore di psichiatria al New York Medical College, individua una ragione di questo boom nella «crescita di consapevolezza da parte dei genitori del fatto che un sussidio clinico esiste». L’ultimo caso a fare scalpore, un mese fa, aggiunge il Sun, è quello di un bambino di 5 anni tornato nella sua scuola del Nottinghamshire vestito da bambina. Intervistata a sua volta dal quotidiano inglese, Rachel Windsor, madre di una bambina di nome Kaia, racconta che la figlia già all’età di tre anni era convinta di essere un maschio, e ora grazie alla terapia iniziata a 9 anni nella clinica londinese può comportarsi come tale, facendosi chiamare Kai. La signora Windsor dice che è un «sollievo fantastico vederlo finalmente felice nella sua propria pelle».

UN MONITO DAGLI USA. E dire che alla Johns Hopkins University di Baltimora, primo centro americano a praticare la “chirurgia di riassegnazione sessuale”, decisero di mettere fine a questo tipo di interventi proprio perché seguendo i loro pazienti scoprirono che il cambio di sesso non rappresentava affatto una soluzione ai loro problemi. «Produrre un paziente “soddisfatto” ma ancora afflitto dai problemi ci sembrava una ragione inadeguata per continuare ad amputare chirurgicamente organi sani», ha ricordato non molto tempo fa Paul McHugh, l’ex primario di psichiatria della clinica universitaria, in un intervento ospitato dal Wall Street Journal che ha fatto molto clamore. Nello stesso articolo per altro McHugh criticava con parole molto dure proprio le terapie propedeutiche al cambiamento di sesso sperimentate sui bambini anche in qualche centro degli Stati Uniti. Non “solo” per l’altissimo tasso di suicidi riscontrato tra gli individui che alla fine decidono di sottoporsi definitivamente all’operazione (20 volte superiore a quello della popolazione non-transgender). Ma anche perché, stando a solidi studi di follow-up, «sia alla Vanderbilt University sia alla Portman Clinic di Londra, quando i bambini che riferivano inclinazioni transgender venivano seguiti senza terapie mediche o chirurgiche, il 70-80 per cento di loro perdevano spontaneamente le inclinazioni».

NON SI TORNA INDIETRO. Secondo lo psichiatra della Johns Hopkins, «i politici e i media non fanno il bene del pubblico né delle persone con sentimenti transessuali trattando la loro confusione come un diritto da difendere piuttosto che come un disordine mentale che richiede comprensione, trattamenti e prevenzione». Sulla stessa linea il medico inglese Robert Lefever che, in un commento pubblicato dal Sun, ha ricordato che il gender identity disorder «è reversibile», mentre «il cambio di sesso no». E che se «gli adulti hanno la possibilità di scegliere, i bambini meno» anche perché «come tutte le creature più piccole sono facilmente influenzabili». Non si possono trattare i disagi come «mode», sottolinea Lefever, e «dobbiamo essere sicuri di trattare il bambino e non un’istanza psicologica di un genitore insistente».

I PROBLEMI «DEI GENITORI». Perché «è un fatto che alcune diagnosi diventano moda» e «quasi un distintivo d’orgoglio», secondo il medico. E quando «i problemi emotivi dei genitori diventano problemi fisici e psicologici per i loro figli», non ci si può accontentare di proporre come soluzione un bombardamento ormonale. Proprio quello che invece sembra voler avallare il sistema sanitario britannico, permettendo la somministrazione di «farmaci che uccidono le persone in quantità che non sarebbero mai tollerate per altri trattamenti», ricorda Lefever. Tutto questo, si domanda il medico, accade semplicemente perché «il dipartimento vuole apparire buono di cuore, di mente aperta e clinicamente impegnato? Sì». Intanto nel settembre scorso la lobby Gires (Gender Identity Research and Education Society) ha iniziato a premere sul parlamento affinché si cominci a parlare ai bambini inglesi di “temi transgender” e di cambiamento di sesso fin dall’asilo.

mercoledì 15 novembre 2017

Da "Ritorno al Reale" di Gustave Thibon




"Definire la libertà come indipendenza nasconde un pericoloso equivoco. Non esiste per l'uomo indipendenza assoluta (un essere finito che non dipenda da nulla, sarebbe un essere separato da tutto, eliminato cioè dall'esistenza). Ma esiste una dipendenza morta che lo opprime e una dipendenza viva che lo fa sbocciare. La prima di queste dipendenze è schiavitù, la seconda è libertà. Un forzato dipende dalle sue catene, un agricoltore dipende dalla terra e dalle stagioni: queste due espressioni designano realtà ben diverse. Torniamo ai paragoni biologici che sono sempre i più illuminanti. In che consiste il "respirare liberamente"? Forse nel fatto di polmoni assolutamente "indipendenti"? Nient'affatto: i polmoni respirano tanto più liberamente quanto più solidamente, più intimamente sono legati agli altri organi del corpo. Se questo legame si allenta, la respirazione diventa sempre meno libera e, al limite, si arresta. La libertà è funzione della solidarietà vitale. Ma nel mondo delle anime questa solidarietà vitale porta un altro nome: si chiama amore. A seconda del nostro atteggiamento affettivo nei loro confronti, i medesimi legami possono essere accettati come vincoli vitali, o respinti come catene, gli stessi muri possono avere la durezza oppressiva della prigione o l'intima dolcezza del rifugio. Il fanciullo studioso corre liberamente alla scuola, il vero soldato si adatta amorosamente alla disciplina, gli sposi che si amano fioriscono nei "legami" del matrimonio. Ma la scuola, la caserma e la famiglia sono orribili prigioni per lo scolaro, il soldato o gli sposi senza vocazione. L'uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell'esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare. Così il problema della libertà non si pone in termini di indipendenza, ma in termini di amore. La potenza del nostro attaccamento determina la nostra capacità di libertà. Per terribile che sia il suo destino, colui che può amare tutto è sempre perfettamente libero, ed è in questo senso che si è parlato della libertà dei santi. All'estremo opposto, coloro che non amano nulla, hanno un bello spezzare catene e fare rivoluzioni: rimangono sempre prigionieri. Tutt'al più arrivano a cambiare schiavitù, come un malato incurabile che si rigira nel suo letto." (p. 109-110)

venerdì 10 novembre 2017

"Il Sistema per Uccidere i Popoli" di Guillaume Faye

Una proposta di lettura:


IL SISTEMA PER UCCIDERE I POPOLI
Faye, Guillaume
AGA editrice, 2017

L’essenza economica e tecnica del nuovo potere mondiale, appannaggio dell’alta finanza, seppellisce progressivamente le tradizionali forme di direzione politica; questo sistema non ha bisogno di capi, ma solo di esecutori. Alle decisioni degli Stati nazionali subentrano le scelte strategiche prese dalle grandi multinazionali e dalle reti bancarie internazionali, speculatori privati e società anonime. Anche i paesi dell’est – un tempo soggetti all’ideologia comunista – e quelli del terzo mondo non sfuggono alla tenaglia delle multinazionali, fornendo la manodopera al ‘sistema’. L’origine e il destino che legava le comunità politiche, i ‘misteriosi’ lineamenti, le differenze che caratterizzavano i popoli tendono ad annullarsi, di fronte all’omogeneizzazione dei costumi e dei consumi dell’homo oeconomicus. La forma politica della nazione, retta da uno Stato, è stata uccisa dalla vasta ‘impresa planetaria’ di massificazione e spersonalizzazione, figlia dell’ideologia egualitaria partorita in occidente nel diciottesimo secolo. Senza territorio, ma presente ovunque, questa piovra gigantesca – simbolo dell’attuale civilizzazione -, si fonda sull’organizzazione dell’economia e sulla distruzione delle culture comunitarie.

Nuova edizione, 228 pagine, 20 €

Cfr. anche risorse su Faye qui 

https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2007/07/14/il-sistema-per-uccidere-i-popoli/

mercoledì 8 novembre 2017

Episodi di Fantascienza sul CorServa

 


Prelevo dal Corriere parte di questo articolo, unicamente per sottolineare quanto si possa NON essere d'accordo con una visione imposta, e che cozza platealmente con la realtà.
Quando l'ideologia è più forte anche del tangibile dato quotidiano.

http://www.corriere.it/cultura/17_ottobre_24/saggio-filosofa-donatella-di-cesare-bollati-boringhieri-1570d8e0-b8d8-11e7-a7ba-70fb0e628aa0.shtml?refresh_ce-cp

estraggo:  
"Nei libri di storia, che non asseconderanno la narrazione egemonica, si dovrà raccontare che l’Europa, patria dei diritti umani, ha negato l’ospitalità a coloro che fuggivano da guerre, persecuzioni, soprusi, desolazione, fame. 
Anzi l’ospite potenziale è stato stigmatizzato a priori come nemico. Ma chi era al riparo, protetto dalle frontiere statali, di quelle morti, e di quelle vite, porterà il peso e la responsabilità." 

l'Eu avrebbe negli ultimi 30 anni negato ospitalità agli immigrati?? E da quando in qua? Un'occhiata ai quotidiani? alla cronaca? alla città o paese in cui si vive?

Ma come può essere vera questa affermazione dal momento che tutte le ex nazioni europee sono completamente rimescolate e formate da 40 micropopoli ciascuna (quale era intenzione da parte degli USA per indebolire la vecchia Europa delle nazioni, e da parte delle banche fin da subito)?

Mai vista una banlieue?

O i quartieri in cui gli autoctoni non possono più nemmeno entrare?

Non è reale affermare che la Ue blinda i suoi confini contro le immigrazioni. Solo di recente hanno presidiato un po' i confini i paesi del gruppo di Visegrad, ma per il resto ogni ex frontiera e costa è DA DECENNI un colabrodo.


Poi risponderei alla 2nda parte dell'articolo. Sia politici sia religiosi, per es il card. Biffi, ammonirono di selezionare l'immigrazione in base alle necessità del paese ospitante e in base alle affinità e alle possibilità di integrazione. 
Sono stati stigmatizzati loro. Il risultato è nella cronaca. Ma non c'è da aspettarsi molto dai quotidiani dei banchieri.
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aggiornamento:
anche parte delle catastrofi quotidiane pare non sempre vadano come ci raccontano.

cfr.

 http://www.ilgiornale.it/news/cronache/false-verita-disinformazione-buonista-1463308.html

cito: "Da dispersi che risorgono a morti che nessuno ha mai visto: il doppiogioco dei moralisti da sbarco. Così le ong ingannano i media..."

martedì 7 novembre 2017

Gli ortodossi russi celebrano Benedetto XVI: “Fermo oppositore di ogni compromesso sulla fede”

Da Il Foglio:

di Matteo Matzuzzi

Gli ortodossi russi celebrano Benedetto XVI: “Fermo oppositore di ogni compromesso sulla fede”

"Il Patriarcato di Mosca pubblica le opere del Papa emerito. Il metropolita Hilarion: “Ratzinger si oppone alla tendenza creativa superficiale che mostra oggi il cristianesimo in occidente. A lui è legata la battaglia per la difesa dei valori cristiani”


Roma. Il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, si è recato personalmente al monastero Mater Ecclesiae, in Vaticano, per consegnare a Benedetto XVI una copia del volume “Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell’esistenza cristiana”, tradotto in russo e pubblicato dalle edizioni del Patriarcato di Mosca. Si tratta del volume XI dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger. La prefazione è curata dallo stesso Hilarion, che scrive: “Al nome di Papa Benedetto XVI è legata la battaglia per la difesa dei valori cristiani tradizionali e, a un tempo, quella per la riscoperta e la riaffermazione della loro attualità nella moderna società secolarizzata”.

“Papa Benedetto – prosegue Hilarion nel testo ripreso dall’Osservatore Romano – ha spesso espresso la sua profonda simpatia per l’ortodossia e da sempre ritiene che, a livello teologico, gli ortodossi siano i più prossimi ai cattolici. Non è un caso che proprio lui sia stato uno dei primi membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, a seguito della sua fondazione nel 1979. Da teologo, Ratzinger ha fatto sforzi enormi per chiarire la questione del primato del vescovo di Roma, spostando l’accento da una visione giuridica del primato a una sua comprensione primariamente come testimonianza cristiana di tipo particolare e come servizio all’unità nell’amore. Egli è stato sempre fermo oppositore di qualsiasi compromesso nel campo della dottrina della fede, indicando, giustamente, che l’unità — per principio possibile tra Oriente e Occidente — deve essere preparata con cura, deve maturare sia spiritualmente sia a livello pratico, grazie anche a profondi studi di carattere teologico e storico”.
 

L’auspicio è “che la pubblicazione in Russia del volume Teologia della liturgia rappresentasse non solo un attestato di grande stima per l’autore ma anche che attirasse l’attenzione dei nostri lettori alla lettura del volume”. Joseph Ratzinger – prosegue il metropolita ortodosso – “si oppone alla tendenza alla ‘creatività’ superficiale che talvolta mostra oggi il cristianesimo in Occidente, ovvero alla tendenza allo svuotamento del contenuto autentico della liturgia e della sua finalità di essere incontro e legame vitale con Dio e con il suo creato. In tal senso alcune questioni trattate nel libro — come a esempio le innovazioni nel rito e gli esperimenti liturgici quali la liturgia domenicale senza sacerdote — riguardano soprattutto una sfera di problemi del cattolicesimo. Perciò è importante che il lettore russo — che ha molto sentito parlare delle tendenze modernistiche nel cattolicesimo contemporaneo — possa conoscere lo sguardo critico di uno dei più grandi teologi cattolici dell’epoca moderna sul tema della rottura dolorosa con la tradizione avvenuta nel periodo successivo al concilio Vaticano II e sulle difficoltà di cui è irta la strada dell’aggiornamento”.

La pubblicazione in Russia del volume è stata resa possibile dalla collaborazione tra la casa editrice del Patriarcato di Mosca, l’associazione “Sofia: idea russa, idea d’Europa”, l’accademia Sapientia et Scientia, la Fondazione Ratzinger e la Libreria editrice vaticana. Nei prossimi mesi, a Mosca, avrà luogo la presentazione del volume, nella cornice della Scuola teologica del Patriarcato."

Ancora news sulla questione gender: ormoni somministrati ai minori?





Mentre sulle teorie gender le politiche culturali attuali tendono ad argomentare sempre che si tratta solo di studi con la mera finalità di liberazione da tabù pro causa femminista e pro cause LGBT per limitare le fobie o in vista di una differente autodeterminazione, 
segnaliamo una notizia che risale al 27 ottobre. Se così fosse in questo caso non si tratterebbe nemmeno di autodeterminazione del sè, perchè si parla di minori e di ormoni somministrati quando non si ha sufficiente lume, data l'età,  per.....autodeterminarsi.

Estraggo da qui:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/gender-follia-nel-lazio-arriva-protesta-1457153.html

"Gender-follia nel Lazio, arriva la protesta"
Gender in regione Lazio. Proteste dal movimento giovanile di Fdi per un convegno tenuto da una dottoressa che somministra ormoni ai minori
 

Gender e proteste in regione Lazio. Il presidente Zingaretti ha ospitato, questa mattina, un convegno dal titolo "Le varianze di genere in età evolutiva", iniziativa organizzata dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere-ONIG, in collaborazione con il Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica ed Identità Psichica – SAIFIP, A.O. San Camillo-Forlanini.
 

Tra i relatori, la discussa dottoressa Polly Carmichael, medico celebre per utilizzare la somministrazione di ormoni ai bambini, ormoni che inibiscono lo sviluppo sessuale. Il tutto nella sua clinica londinese.Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale, ha organizzato una "tempesta di post" su Facebook "contro la follia gender". Si legge nel comunicato di Gn: "La proposta del movimento giovanile della Meloni, per sensibilizzare sul tema, è di pubblicare su Facebook dei cartelli con scritto "I bambini non si toccano" e utilizzare l'hastag #GenderFollia". Roscani, inoltre, ha contestato proprio la presenza della dottoressa Polly Carmichael come relatore. Quest'ultima sarebbe la responsabile dell'unica clinica che nel Regno Unito tratta casi di fluidità sessuale nei minorenni. La donna sarebbe una delle principali sostenitrici della bontà di queste terapie nei confronti del Dig, cioè del "disordine nell'identità d'igenere", rinominato "disforia di genere" nel DSM-V.
Il Dig, si legge qui, "consiste nell’identificazione nel sesso opposto a quello di appartenenza e può colpire anche i minori".
Un disturbo che sarebbe indipendente dall'orientamento sessuale e che non dovrebbe essere confuso con esso. Il trattamento della Carmichael, insomma, consisterebbe nel somministrare ormoni in grado di bloccare lo sviluppo sessuale del bambino, in attesa che scelgano a quale sesso appartenere in futuro.
"Chiediamo al Presidente Zingaretti di aderire anche lui alla nostra iniziativa per prendere le distanze da ciò che avviene nella sua regione -scrive Roscani in un post su Facebook- "Altrimenti ci aspettiamo che follia per follia, presto si organizzino dei convegni non scientifici per dire e convincerci che la Terra è piatta ed è il sole a girarle intorno", conclude.
Contrari e scandalizzati, quindi, gli esponenti di Fratelli d'Italia. Tra questi l'ex consigliere regionale ed ex capogruppo del Pdl in regione Lazio Chiara Colosimo che, aderendo alla "tempesta di post" promossa da Roscani, scrive: "La regione, insieme al "garante per l'infanzia" si sta occupando, con l'importante contributo della dottoressa Polly Carmichael di spiegarci come somministrare ai bambini gli ormoni per inibirne lo sviluppo sessuale". E ancora: "Credo che a tutto ci sia un limite e che in questo caso si sia ampiamente superato. Aderite e fermiamo la #genderfollia". Ad essere contestata, quindi, è anche la presunta mancanza di basi scientifiche della teoria promossa dalla Carmichael. Gioventù Nazionale, in definitiva, contesta l'iniziativa e chiede spiegazioni al presidente della regione Lazio."