domenica 7 gennaio 2018

I Cristiani e gli animali. Le storie II

San Benedetto ed il corvo

La cesta piena di pani dolci, dall'aspetto soffice e fragrante, che il prete Fiorenzo aveva fatto recapitare al monastero di San Clemente, a Subiaco, come offerta di amicizia nel Signore, era stata
accolta con piacere e gratitudine dall'abate Benedetto e dagli altri dodici monaci.

Benedetto, colui che passerà alla storia come il padre del monachesimo occidentale e che Paolo VI proclamerà patrono d'Europa, nel giro di pochi anni aveva fondato nella zona di Subiaco circa una dozzina di monasteri ognuno abitato da dodici monaci guidati da un abate, per un totale di tredici uomini, sul modello del Signore Gesù e degli apostoli.
La fama di santità che aleggiava attorno a Benedetto aveva varcato i confini della regione sublacense per giungere fino a Roma, la città da cui, svariati anni prima, lo stesso era scappato, nauseato dalla corruzione che vi regnava, così che arrivavano ai suoi monasteri giovani dell'aristocrazia romana, anch'essi consapevoli che ciò che conta nella vita non sono tanto le glorie effimere che si possono conquistare in questo mondo, ma trovare Dio, o quantomeno, cercarLo e tentare di porsi alla Sua sequela.
La notorietà e la benevolenza di cui era circondato, però, come spesso accade, accese d'invidia non poche persone, che vedevano nella sua purezza lo specchio della loro lordura interiore.
Una di queste era il prete Fiorenzo, un sacerdote di quelli come mai dovrebbero esserne ordinati, un impostore che usava il suo abito per avere assicurata una buona posizione sociale ed economica senza dover fare troppa fatica, ma che viveva in modo completamente dissoluto e lascivo, addirittura, sembra, dilettandosi di magia e carezzando i culti pagani. Ebbene, costui fu preso da un'ira tale nei confronti di Benedetto che si sarebbe potuta estinguere solo con la sua scomparsa, in quanto tra le tante anime che il sant'uomo attraeva a lui si annoveravano anche quelle che fino a poco prima costituivano quello che si potrebbe definire un buon giro d'affari per Fiorenzo, che vedeva nei sacramenti nient'altro che un ottimo mezzo di guadagno facile.
E così, dopo tanto pensare, il prete scellerato prese l'altrettanto scellerata decisione di togliere di mezzo l'ignaro ostacolo alla prosperità della sua borsa avvelenando il pane dolce destinato all'abate, quello più grande.

Dunque, quella stessa sera, dopo cena, furono portati i pani nel refettorio e vennero distribuiti tra i monaci. Benedetto si alzò per impartire la benedizione su di essi, quando un'ombra passò sul suo viso ed egli si arrestò, la mano a mezz'aria e lo sguardo fisso su quel pane fragrante ed invitante che lo attendeva per ucciderlo. Egli conobbe tutto, d'un tratto, come gli capitava a volte. E ne fu rattristato immensamente, anche perché era la seconda volta che degli uomini consacrati a Dio tentavano di dargli la morte con del veleno a causa della sua fedeltà alla parola del Signore Gesù. Con un sospiro, chiamò il corvo che zampettava alle sue spalle, come ogni sera.
L'animale aveva, infatti, preso l'abitudine, da qualche tempo, di presentarsi alla finestra del refettorio all'ora di cena e di aspettare lì pazientemente, finché l'abate, terminato il pasto, non gli dava il permesso di entrare e di mangiare le briciole che rimanevano sulla tovaglia.
Quella volta, però, era ben altro il motivo per cui Benedetto l'aveva interpellato. Tra lo stupore degli altri monaci, egli parlò al corvo, certo che lo potesse comprendere, e gli disse: "Prendi questo pane e gettalo lontano, in un luogo talmente impervio che nessuno potrà mai trovarlo e mangiarne". Ma il corvo, che evidentemente sapeva, Dio solo sa come, cosa vi si nascondesse dentro, invece di obbedire, si mise a gracchiare e saltellare tutt'intorno, manifestando la sua contrarietà. L'abate, allora lo tranquillizzò: "Tu ora sei uno strumento che l'Onnipotente usa per evitare che questo pane possa nuocere. Puoi prenderlo, dunque, nel becco senza alcun timore:  il veleno non ti farà del male". Fidandosi completamente di queste parole, il corvo all'istante afferrò il pane ben saldo col becco e volò fuori.
Sebbene San Gregorio Magno, autore dei Dialoghi, una delle poche fonti dalle quali noi attingiamo ancora oggi, dopo mille e cinquecento anni, per conoscere la vita di San Benedetto, non ci informi sul luogo in cui quel pane sia stato gettato o se poi, in seguito, nessun malcapitato gli abbia dato un morso, non c'è motivo di dubitare che il corvo, in missione per conto di Dio, avrà adempiuto egregiamente al suo compito e che, al suo ritorno, sia stato lautamente ricompensato con tante, grosse, appetitose briciole tutte per lui. Fatto sta che, da quella sera, l'uccello non abbandonò più Benedetto, quasi come un'ombra protettiva che vegliava discretamente ma costantemente su quel santo così tanto assalito dall'antico nemico.
Non lo lasciò neppure quando, poco dopo, Benedetto, in seguito ad un ulteriore attacco del solito prete, particolarmente subdolo ed infido, mirato a colpire lui attraverso la perdizione dei suoi monaci, risolse di lasciare Subiaco.
Ma poiché, come è noto, Dio scrive dritto anche sulle righe storte, fu proprio grazie a quest'ultima insidia se egli, con pochi monaci al seguito ed il fedele corvo che gli svolazzava attorno, arrivato in quel di Cassino, fondò il monastero sulla cima del monte il cui bosco, ancora nel VI sec, era sacro ad Apollo; monastero nel quale scrisse quella Regola da cui, nel modo mirabile e sorprendente in cui è solita operare la Provvidenza, trasse forma la nostra Europa.

Che poi, oggi, la stessa si vergogni e misconosca tanto padre, beh, come si suol dire, è un'altra triste storia...
La statua di San Benedetto a Norcia, unico monumento rimasto integro del terremoto dell'ottobre 2016. 




domenica 24 dicembre 2017

Se muore il Natale cristiano, muore l'Occidente

Nino Spirli mi ha rubato di bocca le parole che avrei voluto scrivervi per questo Santo Natale incipiente. Va bene così; non avrei saputo esprimere meglio quanto mi premeva.
Parole che andrebbero gridate dai tetti. Parole che bisognerebbe proclamare nei luoghi preposti all'educazione ed all'istruzione. Parole di cui si sente sempre più il bisogno e la necessità vengano pronunciate da chi trova la propria ragione di essere nella Salus animarum e nella conversione del mondo alla Verità di Cristo Gesù, e che, invece, sembra averle volute dimenticare, quasi se ne vergognasse.
Che la Luce del mondo che anche quest'anno viene a visitarci doni a tutti noi la forza per proseguire la buona battaglia e pastori che ancora trovino il coraggio di guidare il popolo cristiano senza cedere a lusinghieri quanto sulfurei spiriti dei tempi.



"I Cieli se ne fottono dell'umana stupidità di qualche insulso dirigente scolastico che tenta di imporre il posto occupato in graduatoria cancellando la festa delle feste dal cuore delle persone.
Nonostante tutti gli sforzi di una ristretta ciurmaglia di frustrati "senza centro di gravità permanente" e col pallino del negazionismo religioso, il Figlio dell'Uomo sta per rivedere e, contemporaneamente, riportare, la Luce nel mondo.
Un miracolo che si ripete da duemila anni, "un fatto concreto" che ha cambiato la storia dell'universo, che segna, vivo, il confine tra l'infinito ed il finito, che unisce chi crede, che resiste agli assalti degli eserciti del male, oggi come sempre, armato dell'unica dolce arma: la libertà. Di decidere, di credere, di perdonare, di amare.
Buon Natale, cristiani!
Onoriamo il Dono di Dio e non cadiamo nella trappola dell'odio; ma non dubitiamo, nel contempo, del valore della difesa della nostra Fede. E resistiamo agli assalti dell'ignoranza, dell'ottusità, della superficialità, quella maligna cocciutaggine che spera di annientarci.
Per far sì che quella Nascita avvenga ancora in quella santa grotta, partecipiamo sentitamente ai riti natalizi: sarà la migliore risposta a qualsiasi bombardamento bestialmente (dis)umano.
Sì, buon Natale, cristiani, coi Vangeli in mano e la preghiera nel cuore.
E buon Natale, Occidente, figlio in fuga, in stupida fuga.
Se muore il Natale cristiano, sappilo, le radici del vecchio continente seccheranno come se fossero trapiantate nel cuore del Sahara.
Poiché ogni cellula di questa vecchia Europa respira Cristo più che aria pura. Voglia o non voglia, ogni singolo cittadino europeo è cristiano nel proprio DNA. I suoi occhi vedono cristianità, i suoi orecchi sentono cristianità, il suo palato gusta cristianità. E' cristiana l'arte, l'economia, la giurisprudenza, la letteratura, la scienza, la filosofia.
Il resto? E' invasione. E' nazislamismo".
                                                                           (Il Giornale, 23 dicembre 2017)

lunedì 4 dicembre 2017

Antonio Socci: i Cardinali contro Papa Francesco sullo ius soli



Era il febbraio 2016. Papa Bergoglio si trovava sul volo di ritorno dal Messico e - nella solita conferenza stampa aerea - gli fu chiesto cosa pensava della legge sulle unioni civili che era in discussione nel nostro Parlamento. Rispose: «Io non so come stanno le cose nel Parlamento: il Papa non si immischia nella politica italiana».
In quella stessa circostanza però Bergoglio s’immischiò nella politica americana attaccando Trump per aver proposto di fare il muro contro l’immigrazione al confine col Messico.

Del resto se si parla di migranti Bergoglio s’immischia pure nella politica italiana. A parole Bergoglio, quel 18 febbraio 2016, affermò: «Il Papa non può mettersi nella politica concreta, interna di un Paese: questo non è il ruolo del Papa».
Però in pratica egli interviene pesantemente e pretende che l’Italia faccia la legge sullo ius soli. Ecco qualche titolo di giornale degli ultimi mesi. «Messaggio di papa Francesco: sì allo ius soli e allo ius culturae» (Repubblica, 21 agosto); «Migranti, Papa Francesco: “la nazionalità va riconosciuta alla nascita”» (Rai news 21 agosto); «Papa Francesco: “Immigrati, i politici che fomentano la paura seminano violenza razzista”» (Libero, 24 novembre). «Papa Francesco torna a chiedere lo ius soli, serve una legge più attinente al contesto sociale» (Il Messaggero, 27 settembre). Egli bombarda da mesi per imporre all’Italia quella legge sullo Ius soli che si guarda bene dall’introdurre nello Stato vaticano (di cui lui è sovrano assoluto). Per questo scopo mobilita pure i vescovi: «Cei, Galantino: “Accelerare sullo ius soli”» (Il Giornale, 28 settembre). Sottotitolo: «Prosegue la pressione della Cei per lo ius soli. Questa volta a chiedere l’approvazione è il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino». Addirittura nel febbraio 2017 Bergoglio era stato il primo firmatario della petizione del Sermig per chiedere al Parlamento italiano di approvare lo Ius Soli (vedi Avvenire, 26 febbraio 2017).

INGERENZE
Credo sia il primo caso di una petizione al Parlamento italiano firmata da un papa che - oltre ad essere un Capo di stato straniero - non è nemmeno mai stato cittadino italiano. Un’ingerenza che potrebbe anche creare problemi con lo Stato italiano in base alle norme concordatarie. Del resto sta creando anche grossi dissensi dentro la Chiesa, perché è del tutto irrituale intervenire così su una questione come le norme sulla cittadinanza che è complessa e opinabile.
L’Italia già oggi, con l’attuale legislazione, è il Paese che, in Europa, concede più cittadinanze: 202 mila nel 2016. L’Istat dice che gli extracomunitari che ogni anno diventano cittadini italiani sono sempre di più e sono addirittura quadruplicati in cinque anni (nel 2011 erano meno di 50 mila, oggi 200 mila). È dunque perfettamente normale (e legittimo) che la maggior parte degli italiani - e alcuni partiti - siano contrari a un ulteriore allargamento delle maglie e non si vede perché il Papa debba attaccarli e debba fare una crociata politica su un questione simile, che peraltro non riguarda né lui, né la Chiesa, né l’insegnamento morale della Chiesa.

I RUOLI
Anzi, l’opporsi allo ius soli s’ispira a quella saggia “prudenza” che la stessa dottrina cattolica (diversamente da quella bergogliana) sempre consiglia sul tema delle migrazioni di massa. Ecco perché in queste ore un cardinale importante come l’americano Raymond Leo Burke - interpellato sulla fissazione bergogliana per lo ius soli italiano - ha risposto: «Il ruolo della Chiesa non è promuovere una legge che tratta giudizi prudenziali sui quali uomini giusti possono avere diversi pareri (…). Per me è sbagliato che la Chiesa eserciti il ruolo di un partito in appoggio a una legge specifica in una questione che deve essere tenuta dentro il confine di un giudizio prudenziale». Nel caso di leggi che toccano questioni fondamentali come il diritto alla vita, il matrimonio e la famiglia - dice Burke - «la Chiesa deve esporre i suoi principi morali», ma «sullo ius soli credo si debba essere prudenti a causa delle ripercussioni del provvedimento sull’identità di questo Paese». Una preoccupazione, questa, che è consigliata anche dai recentissimi dati sull’espansione dell’islam nei paesi europei forniti dal Pew Research Center di Washington, un istituto di ricerca demoscopica fra i più autorevoli del mondo. Secondo l’istituto alla fine del 2016 c’erano, nei trenta paesi europei analizzati, circa venticinque milioni e 770 mila musulmani, ovvero il 4,9 per cento della popolazione complessiva.
Lo studio prospetta poi tre scenari: il blocco totale e immediato dell’ondata migratoria; la sua prosecuzione, ma in modo ordinato e regolato; infine la sua prosecuzione senza regole com’è stato finora. Ebbene, l’istituto prevede che l’attuale percentuale di musulmani è destinata ad aumentare in modo significativo anche nel caso in cui oggi venisse completamente bloccato il flusso migratorio.

NUMERI
Nel secondo caso - quello di mezzo - avremo un’Europa dove, nel 2050, i musulmani saranno 57,9 milioni (l’11,2 per cento della popolazione) e in Italia avrebbero - per varie ragioni - un’incidenza maggiore passando dagli attuali 2 milioni e 870 mila a 7 milioni (ovvero dal 4,8 per cento al 12,4 per cento). Sarà per ora una preoccupazione eccessiva, ma - con questo andazzo - c’è chi ricorda la sorte dei cristiani nei paesi musulmani. Monsignor Amel Nona, l’arcivescovo caldeo di Mosul tempo fa ci ammonì: «Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro».
Ecco perché il card. Burke ha invitato alla prudenza. Come in precedenza aveva fatto l’arcivescovo emerito di Ferrara, mons. Luigi Negri secondo cui, la cittadinanza «non può diventare oggetto di una concessione automatica o meccanica che non implichi la valutazione dei fattori che sono in gioco, di tutti i fattori e a tutti i livelli». In materie così complesse e opinabili, ha detto mons. Negri, la Chiesa «non può pretendere di arrivare a formulare in maniera autoritativa soluzioni perché non le competono».
Sul tema dell’emigrazione, ultimamente, è intervenuto - in controtendenza rispetto a Bergoglio - anche il card. Robert Sarah, una voce significativa anche perché viene da un paese povero dell’Africa, cioè dalla terra dove si generano i flussi migratori.

LA MISSIONE
Il prelato, durante un recente viaggio in Polonia, all’unisono con i vescovi africani, ha ricordato il principio enunciato da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI secondo cui il primo diritto è quello di «non emigrare», cioè «il diritto di rimanere nella propria patria». Un principio di buon senso che oggi sembra dimenticato in Vaticano. Naturalmente il card. Sarah ha affermato che «ogni immigrato è un essere umano e va rispettato», però - per governare la situazione - occorre discernimento e Sarah ha sottolineato «il diritto che ogni nazione ha di fare una distinzione fra un rifugiato politico e religioso e i migranti economici che vogliono cambiare il loro luogo di residenza», magari senza accettare la cultura del Paese di arrivo. Poi il cardinale ha attaccato l’ideologia oggi dominante che tende «a erodere i confini naturali delle patrie e le culture, e conduce a un mondo post-nazionale e unidimensionale dove l’unica cosa che conta sono il consumo e la produzione. Questa direzione di sviluppo è inaccettabile».
Infine Sarah ha elogiato la Polonia, proprio la Polonia che la Ue critica per la chiusura all’emigrazione islamica, proprio la Polonia malvista dal Vaticano bergogliano dove milioni di persone si ritrovano ai confini per recitare il rosario nella memoria del centenario di Fatima e di Lepanto: «Oggi» ha detto il card. Sarah «la Polonia mostra la strada, quando nega un'obbedienza automatica alle richieste che scaturiscono dall'esterno, dalla globalizzazione liberale… La Polonia deve essere la sentinella dell’Europa».

di Antonio Socci

da  http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13287016/vaticano-scisma-antonio-socci-cardinali-contro-papa-francesco-ius-soli.html

Castenaso, Bologna: gommone al centro del Presepe

Quando si esagera. Si vorrebbe cambiare finanche la storia sacra.


________________________________________________

Castenaso, nel presepe in piazza Gesù Bambino nasce nel gommone 


Il sindaco Sermenghi: “Abbiamo messo in evidenza il problema legato all’accoglienza dei migranti“


Castenaso (Bologna), 2 dicembre 2017 - Non nella mangiatoia, ma dentro un gommone: così è stato rappresentato Gesù Bambino nel presepe allestito in piazza Zapelloni a Castenaso, per richiamare l’attenzione sul tema dei migranti.


Oltre alle altre figure in legno della Natività, è dunque apparso anche l’oggetto simbolo delle traversate del Mediterraneo e dei famigerati viaggi della speranza.

L’idea del particolare allestimento è venuta al sindaco di Castenaso Stefano Sermenghi: “In Italia in molti aprono la bocca – dice il primo cittadino - ma nessuno fa poi niente di concreto per un’accoglienza positiva nei confronti di chi arriva“. L’immagine del presepe sarà anche utilizzata dal Comune di Castenaso come sfondo per le cartoline degli auguri di Natale.


(dal Resto del Carlino, link nei titoli)

giovedì 30 novembre 2017

I cristiani e gli animali. Le storie. I

San Giovanni Bosco ed il Grigio

Nella storia bimillenaria del Cristianesimo non è raro incontrare animali che, oltre ad essere dono prezioso del buon Dio perché utili nelle più svariate attività umane e mezzo di sostentamento, si fanno veri e propri strumenti della Sua volontà  e protettori dei Suoi servi.

Data la mia innata propensione per le creature non umane pensate, volute ed amate dal Creatore, ho pensato di condividere con voi alcune delle storie, più o meno note, che le vedono coprotagoniste e che sono al limite dell'incredibile, non fosse per lo "zampino" di Colui che vi si cela dietro.



Eccovi la prima, dal sapore delicato della favola, raccontata per bocca di San Giovanni Bosco stesso, che durante la sua vita fu oggetto di svariati assalti ed il cui Angelo custode ha forse deciso di prendere le sembianze di un lupo grigio dall'aspetto severo.


Dal momento che circolavano molte voci, racconti che sfioravano il fantastico circa il Grigio, il misterioso cane lupo che appariva e spariva senza che nessuno avesse mai capito da dove venisse e dove andasse durante i suoi eclissamenti, don  Bosco decise di fugare dicerie e leggende varie raccontando direttamente ai suoi ciò che corrispondeva a realtà riguardo ad esso.

" Il Grigio fu argomento di molte conversazioni ed ipotesi varie. Molti di voi lo han visto ed anche accarezzato. Lasciando da parte le storie straordinarie che di lui si raccontano, vi esporrò la pura verità.

A causa di frequenti attentati di cui ero bersaglio, fui consigliato di non andare in giro da solo quando andavo in città o tornavo indietro.
In un pomeriggio buio, tornavo a casa con una certa paura, quando vidi al mio fianco un enorme cane che a prima vista mi impaurì; siccome però mi faceva festa come se io fossi il suo padrone, avemmo da subito una buona relazione e lui mi accompagnò fino all'Oratorio.
Ciò che accadde quel pomeriggio si ripeté molte volte, di modo che io posso ben dire che il Grigio mi prestò importanti servizi.


Ve ne racconto alcuni.


A fine novembre del 1854, in un pomeriggio scuro e piovoso, tornavo dalla città per la via della Donsolata.
Ad un certo punto, notai due uomini che camminavano a poca distanza davanti a me. Acceleravano o diminuivano il passo ogni volta che io acceleravo o diminuivo il mio. Quando, per non incontrarmi con loro, tentai di passare dal lato opposto, essi, con grande abilità, si collocarono davanti a me. Volli girare sui miei passi, ma non ci fu tempo: facendo due salti indietro, mi gettarono una mantello sulla testa. Uno di loro riuscì ad imbavagliarmi con un fazzoletto. Volevo gridare, ma

non lo potevo fare. In quel preciso momento apparve il Grigio. Ringhiando come un orso, si lanciò
con le zampe contro il viso di uno, con la bocca spalancata contro l'altro, in maniera che conveniva loro di più avvolgere il cane che me.
"Chiama il cane!", gridavano spaventati.
"Lo chiamo, sì, ma lasciate i passanti in pace"
"Chiamalo subito!"
Il Grigio continuava a ringhiare come un orso inferocito. essi ripresero il loro cammino ed il Grigio, sempre al mio lato, mi accompagnò. Feci ritorno all'Oratorio, ben scortato da lui.


Nelle notti in cui nessuno mi accompagnava, non appena passavo le ultime case, vedevo spuntare il Grigio da qualche lato della strada.


Molte volte i giovani dell'Oratorio lo videro entrare nel cortile. Alcuni volevano batterlo, altri tirargli pietre. "Non lo molestate: è il cane di don Bosco!", diceva loro Giuseppe. Allora tutti si misero ad accarezzarlo ed a seguirlo fino al refettorio, dove io stavo cenando con alcuni chierici, padri e mia madre. Davanti a tanta inaspettata visita, rimasero tutti intimoriti. "Non abbiate paura, è il mio Grigio, lasciate che venga", dissi io. Facendo un gran giro attorno al tavolo, venne accanto a me, facendomi festa. Anch'io lo accarezzai e gli offrii zuppa, pane e carne, ma lui rifiutò. Anzi: neppure annusò il cibo. Continuando allora a dare segnali di soddisfazione, appoggiò la testa sulle mie ginocchia, come volesse parlarmi o darmi la buonanotte; in seguito, con grande entusiasmo ed allegria, i bambini lo accompagnarono fuori.


L'ultima volta che vidi il Grigio fu nel 1866, quando andavo da Murialdo a Mancucco, a casa di Luigi Moglia, un mio amico. Il parroco di Buttigliera volle accompagnarmi per un tratto di strada e ciò fece sì che il buio mi sorprese nel mezzo del cammino. "Oh, se avessi qui il mio Grigio, che buona cosa sarebbe!", pensai. In quel momento il Grigio giunse correndo nella mia direzione, con grandi manifestazioni di allegria e mi accompagnò per il tratto di strada che ancora dovevo percorrere, circa tre chilometri.
Giunto a casa dell'amico, conversai con tutta la famiglia ed andammo a cenare, rimanendo il mio compagno a riposare in un angolo della sala. Terminato il pasto, l'amico mi disse: "Andiamo a dare da mangiare al tuo cane". E, prendendo un pò di cibo, lo portò al Grigio, ma non riuscì a trovarlo, malgrado avesse guardato bene in tutti gli angoli della sala e della casa. Tutti rimanemmo stupiti, perché nessuna porta, nessuna finestra era aperta ed i cani della casa non avevano dato nessun allarme. Cercammo il Grigio persino nelle camere di spora, ma nessuno lo trovò.

Fu questa l'ultima notizia che ebbi di lui. Mai più seppe del suo padrone.

So solo che questo animale fu per me una vera provvidenza nei molti pericoli in cui mi vidi coinvolto.

Per concludere, riporto un altro aneddoto degno di nota, che non è riportato direttamente dal Santo, ma che trova riscontro attraverso numerosi altri testimoni:

Una notte don Bosco doveva uscire.
 La madre, Margherita, voleva dissuaderlo dal farlo, poichè giudicava la situazione alquanto pericolosa, ma egli la tranquillizzò e, preso il cappello, si accinse ad andare fuori, accompagnato da alcuni ragazzini dell'Oratorio.

Giunti davanti al portone, trovarono il Grigio steso per terra. Disse allora il sacerdote: "Oh, tanto meglio, saremo ben accompagnati! Alzati, Grigio, vieni con noi!". Ma il cane, invece di ubbidire, stranamente ringhiò e non si mosse. Uno dei ragazzi, allora, gli diede un calcio col piede per vedere se riusciva a farlo alzare, ma  lui, cosa ancor più singolare nei confronti di un bambino, digrignò i denti minacciosamente. Margherita, che aveva assistito alla scena, disse: "Non hai voluto ascoltare me, dai retta almeno al  cane: non vedi che non vuole che tu esca?" Insospettito anch'egli dal comportamento così strano del Grigio, rinunciò ad uscire e rientrò in casa. Poco dopo, arrivò un vicino per avvertirlo che non uscisse, in quanto sapeva per certo che c'erano nei paraggi quattro individui armati decisi ad ucciderlo. Il fatto fu confermato anche da altre persone degne di fede.




Pittura che ritrae don Bosco, la madre margherita ed il Grigio, Casa madre dei Salesiani, Torino

mercoledì 22 novembre 2017

Perché il multiculturalismo uccide le identità (con dati)

"Perché il multiculturalismo uccide le identità (dati alla mano)"


"Il problema non è l’immigrazione in sé, né tantomeno i singoli immigrati. Il problema viene dalla loro somma, dalle dimensioni totali. L’attuale flusso immigratorio in Europa non ha, per dimensioni numeriche, precedenti nell’intera storia del continente.
Le più recenti ricerche genetiche suggeriscono che la maggior parte degli odierni europei discenda da coloro che vivevano in queste terre nell’Età della pietra. I barbari che millecinquecento anni fa distrussero l’Impero Romano e proiettarono il continente nel Medioevo erano appena il 5% della popolazione delle terre invase, e il loro afflusso diluito in oltre un secolo. Oggi, molte più persone stanno giungendo in molto meno tempo.


Secondo il prof. David Coleman di Oxford, i gruppi etnici non britannici, rappresentanti il 13% della popolazione del Regno Unito nel 2006, saranno il 43% nel 2056 e la maggioranza assoluta nel 2065. La demografa francese Michéle Tribalat stima che gli immigrati di prima o seconda generazione nel suo paese superino già il 20% della popolazione. Altrove ho calcolato, basandomi su dati e previsioni dell’Istat, che nel 2065 in Italia stranieri e cittadini di discendenza straniera supereranno il 40% della popolazione totale. Fino agli anni ’80, la percentuale di stranieri in Italia era trascurabile. Quello del 2001 è il primo censimento in cui hanno superato la quota del 1%. Per la fine di questo secolo, è probabile che gli italiani etnici saranno in minoranza in Italia.
Lasciamo pure la genetica da parte; ma con simili numeri è impossibile anche una semplice integrazione culturale. Non a caso, il modello ufficiale delle élites europee è il multiculturalismo.


Cosa significa “multiculturalismo“? Che le nazioni europee non saranno più europee né nazioni, ma solo amministrazioni territoriali contenenti molteplici comunità di differente cultura, tutte col medesimo status.  


Uno scenario libanese, ma con ancora più varietà culturale. In una simile società multiculturale, gli autoctoni europei dovranno negoziare con le altre comunità pure i loro valori e standard basilari. 
Per dirla con Christopher Caldwell, il multiculturalismo obbliga gli autoctoni a rinunciare a libertà ch’erano abituati a considerare come diritti."

Di Daniele Scalea, dal "Barbadillo"

martedì 21 novembre 2017

Francesco: Crollo dei fedeli a Messa. Dati Istat alla mano


"Papa Francesco, il risultato sconfortante: crollo dei fedeli a messa negli ultimi quattro anni

Fuga dalla Chiesa 


Si tratta di una vera e propria fuga dalla Chiesa: i dati Istat riportati dal Tempo rivelano che solo un italiano su quattro va a messa, mentre dieci anni fa era invece uno su tre. Un risultato tutt'altro che lusinghiero per Papa Francesco, che è Pontefice proprio da quattro anni. Gli italiani adulti risultano impegnati nella loro frenetica quotidianità, le percentuali dicono che solo il 27,5% della popolazione adulta frequenta luoghi di culto almeno una volta a settimana. I dati aumentano se invece si cambia fascia di riferimento: i fedeli più assidui sono sempre gli italiani in età della pensione (38,7%), accompagnati dai bambini fino ai 13 anni (48,1%). In età adulta si può parlare di un vero e proprio spopolamento della Chiesa: le donne sono le più devote e si attestano al 32,7%, al contrario i maschi sono i meno devoti attestandosi sul 22,1%; percentuale più bassa ma comunque rilevante è invece rappresentata da quanti non frequentano mai luoghi di culto, il 26,7%."

 

da  http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13282047/papa-francesco-messa-dati-istat-fuga-fedeli.html

 

 (n.d.r. : e se le predicazioni sono sulla differenziata, sui diritti dei migranti, sui diktat Onu, già uguali al PD e al governo ONU, sui peccati che in fondo non sono più condannati eccetto che quelli contro il globalismo, forse alcuni si domandano cosa andare a fare lì per risentire la stessa solfa senza nulla di mistico o spirituale ancora un'altra volta?)