sabato 27 maggio 2017

I martiri egiziani del 26 marzo 2017



Avrebbero potuto salvarsi.
Sarebbe bastato solamente rinnegare Cristo e convertirsi all'Islam.
Nessuno di loro l'ha fatto.
E così ne hanno ammazzati 35, tra cui due bimbi di pochi anni.



La statura di questi martiri è incommensurabilmente elevata per un Occidente che, trito ed indifferente, riporta la notizia, l'ennesima di questo genere, e balbetta imbelle due frasi di circostanza, senza mai chiamare le cose con il loro nome, pronto a trasalire se qualcuno osa farlo.
Essi appartengono ad un orizzonte perduto alla luce del quale la nostra miseria non ha neppure più la dignità di arrossire.



 Requiem aeternam dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis,
requiescant in pace.
Amen.

venerdì 19 maggio 2017

Sui fatti prossimi venturi di Reggio Emilia


Deo gratias, è successo!
Saranno state le preghiere dei vivi e dei morti, il livello di silente sopportazione che ha tracimato per troppa compressione, un'ispirazione virile e dignitosa che ha rotto gli indugi, ed ecco qui, i cattolici escono dalla dimensione privata per calcare lo spazio pubblico con le armi loro proprie, preghiere, processioni, atti di riparazione, come da secoli e secoli sono soliti fare (ultimi anni esclusi, complici un insieme di fattori di cui ben si ha tristemente contezza).

Breviter: Reggio Emilia, la cui rossa pigmentazione, sopravvivendo coriacea ad ogni partitico
lavaggio, ha intriso irrimediabilmente ogni fibra della città, è stata eletta dagli Arci gay della regione come locus amoenus in cui sabato 3 giugno p.v. sfilerà l'omo orgoglio, premio per essere stata il primo italico Comune ad aver celebrato un'unione civile tra persone dello stesso sesso. E fin qui, oramai, nulla di nuovo. Ma, un bel momento, a turbare gli appisolati ed indifferenti animi, salta fuori dal nulla uno sconosciuto Comitato "Beata Giovanna Scopelli", che osa cattolicamente dissentire pubblicamente ed addirittura arriva a farsi promotore di una processione di preghiera in riparazione all'offesa che la sfilata di rosee piume di struzzo corredate di lustrini, frustini e chincaglierie sadomaso varie, ostentate come la punta di diamante del progresso civico, di giustizia ed uguaglianza sociale raggiunto dall'Occidente, oggettivamente arreca a Nostro Signore Salvatore Gesù Cristo. 




Apriti cielo!
 Tutti, ma proprio tutti, dagli anarchici e dalle varie sigle LGBT, passando per il PD ed il M5s, finendo alla locale Chiesa che si fregia dell'attributo di cattolica, sono caduti con un tonfo sordo giù dal pero e, scandalizzati, una voce, hanno baccagliato twittando, comunicando ufficialmente, faceboocando il loro sconcertoso, sgomentoso anatema contro questi folli oscurantisti pieni zeppi di odio - mentre loro sì che sono tutti un pasticcino ripieno di amore e bontà - sbucati all'improvviso da un incunabolo dimenticato del tristo Medioevo, che ardiscono uscire dalle loro tane, dal crepuscolo delle chiese per sfilare sulla pubblica via, che però è roba loro, recitando, - o, quale insopportabile violenza!- Ave Marie e Pater Nostri, per mitigare il bruciore delle piaghe che continuamente vengono da noi umani riaperte al Redentore.

Ed ecco il carosello di giornalini e giornaloni, che ci informano compiutamente di ogni indignata protesta e dissociazione.
In pole position, a titolo di florilegio, il tweet dell'assessore Piddino che proclama, con un sunto di squisita superficialità e qualunquismo, che "noi abbiamo l'amore, loro l'odio", in manifesto odio non solo alla lingua italiana, quindi al significato delle parole, ma anche alla più elementare onestà intellettuale.

Giunge poi l'inevitabile turno della Diocesi, che si smarca trincerandosi dietro ad un laconico ufficiale "non so" e ad un' ufficiosa presa di posizione tramite intervista rilasciata dalla Gazzetta di Reggio al responsabile per la Pastorale Giovanile, don Goccini, il quale, lui sì immensamente presuntuoso, distribuisce patenti di cattolicità e presunzione a sua discrezione, scientemente manipolando il fatto che il pregare per i peccati altrui è un amorevole dono che la vera misericordia divina ha concesso ai cristiani, e, soprattutto, declinando con perfetta modernità la Dottrina e la Tradizione allo Zeitgeist del momento.
Vuoi mettere il piacere alla gente che piace con la gogna della fedeltà al Verbo di Cristo? D'altronde, Lui è così buono e misericordioso che perdonerà, senza tema, tutto, anche il tradimento dei pastori del suo gregge, quella ripugnante zona grigia del cerchiobottismo così à la page, tanto poi non è mica vero che i tiepidi verranno vomitati dalla sua bocca: quello è retaggio dei tempi in cui la Chiesa, cattivona, giudicava.

E' esattamente e nient'altro che questo uscire fuori dalla dimensione privata, questa volontà di professare coram populo l'immutabile Verità della nostra Fede che tanto ha scandalizzato ed infastidito il bel mondo e ne ha provocato l'unanime levata di scudi e la stizzosa reazione.

Finchè queste quattro cariatidi di cattolici cosiddetti tradizionalisti se ne stanno curvi sugli
inginocchiatoi delle panche a sgranare Rosari, confinati nel recinto della dimensione privata, facciano pure: oibò, noi siam figli di Voltaire e dei suoi Lumi, liberali e tolleranti. Ma guai se mettono un piede fuori dalla riserva, guai se intonano per le vie un canto che stona nel coro belante "mi piace", guai e guerra a loro, con ogni mezzo, senza quartiere, con calunnie, demonizzazioni, dileggi, linciaggi e quant'altro, se si provano a porsi come interlocutori pubblici, a pronunciare parole chiare e nette, che
non vogliamo sentire, che non possiamo permettere che altri ascoltino.


E' buon segno questo livore collettivo contro la processione. Esso ci dice che si imbocca la strada buona, quella che tanto rode e fa infuriare il principe del mondo, che di Regalità Sociale di Nostro Signore non può proprio sentir parlare.

Avanti dunque, senza paura, con l'orgoglio e la fierezza della nostra testimonianza, consapevoli degli sputi, forse neppure tanto metaforici, che ci attendono ed a cui risponderemo ricordando queste parole:
"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5 11-12)

A rivederci a Reggio!








giovedì 11 maggio 2017

20/05/2017 - 28/05/2017 La Madonna di S. Luca scende in città (Bologna)

20/05/2017 - 28/05/2017

L’abbraccio dei bolognesi alla Madonna di S.Luca

 


Ogni anno a Maggio la Sacra Immagine della “Madonna di San Luca” scende in Città, alla Cattedrale di S. Pietro.

 

al LINK un PDF del programma dettagliato

 

In particolare segnaliamo in S. Pietro Sabato 27 Maggio alle ore 12 

la S. Messa nella forma Straordinaria del Rito Romano


mercoledì 19 aprile 2017

Per Sua Santità Benedetto XVI

Il 16 aprile 2017, oltre ad essere la Pasqua di resurrezione di Nostro Signore, ricorreva anche il novantesimo compleanno di Sua Santità papa Benedetto XVI.
Riportiamo un articolo in cui lo scrittore e giornalista Marcello Veneziani traccia un ritratto del pensatore tanto umile quanto colto che ha tentato di far rinsavire l'Occidente, del pastore saggio e lungimirante che ha lasciato doni inestimabili al suo gregge, del Papa più avversato ed incompreso dal post concilio.

Senza entrare nel merito della sua famigerata rinuncia, ferita che ancora non si rimargina, qui si vuole solamente tributargli un omaggio, ricordarne l'operato ed augurargli buon compleanno.

Auguri, Santità, ad multos annos! 





RATZINGER, IL PAPA CHE SI RITIRO'

Sembra un'eternità, ma sono passati solo quattro anni dalla rinuncia di Benedetto XVI al papato. Ora Papa Emerito, Joseph Ratzinger oggi compie novant'anni.

Quando fu eletto apparve come il Papa della continuità, non solo rispetto a Woytila, ma alla tradizione cattolica. La sua elezione rispecchiava la centralità tedesca nell'Europa unita. Sul piano pastorale, l'avvento di un teologo come Ratzinger indicava una strada ed una sfida: affrontare il nichilismo e l'ateismo pratico partendo dalla testa. Cioè dal pensiero, ma anche dal luogo cruciale in cui era sorto, l'Europa cristiana.

Una specie di kulturkampf , di battaglia culturale, con un Papa intellettuale a guidare la sfida. ma la sordità dell'Europa, i pregiudizi verso la Chiesa ed il Papa tradizionalista, il suo linguaggio impervio, i temi bioetici che lo travolsero, le fake news, o meglio le maldicenze contro di lui, l'inimicizia dei poteri che contano, portarono Ratzinger alla disfatta.

La Chiesa allora preferì puntare al cuore anzichè sulla testa e ripartire dalle periferie del mondo, a sud, anzichè dall'epicentro della crisi, a nord. Con Francesco, il papulista, è nata la parrocchia globale e l'interclub (rotariano) delle religioni, con una spiccata predilezione verso gli islamici, anche migranti.

Se Francesco, con la sua accorta semplicità, è più vicino alla folla ed ai popoli lontani, Ratzinger, Papa a latere nel suo ritiro monastico, è più vicino alla solitudine spirituale degli europei. Il Papa sconfitto dal suo tempo ne riflette il tormento e la crisi.

Resta il disagio di vedere due papi vestiti di bianco che vivono a poca distanza e talvolta s'incrociano, ingenerando smarrimento ottico e pastorale. E resta lo choc di un Santo Padre che si dimise dal suo ruolo paterno, abdicò alla missione pastorale. spezzando il filo della Tradizione. Ma se la Provvidenza a volte muta le sventure in grazia, un Papa dimesso, in disparte, fuori dai riflettori, può farsi testimone e consorte delle solitudini diffuse.

Si avvertiva nella voce di Ratzinger l'affanno dei secoli e, nei suoi occhi che evitavano di incrociare lo sguardo del mondo, sembrava celarsi un segreto. Forse la percezione della catastrofe spirituale del nostro tempo, lo spettacolo di un'abissale sordità alla missione religiosa ed alla prospettiva della fede.

Nel suo invecchiare si rifletteva la tremenda vecchiezza della Sposa di Cristo: chiese deserte, vocazioni calanti, sacerdoti che vacillano nella fede. Il cinismo che cresce. Quanto ha pesato l'impossibilità di fronteggiare il deserto che avanza nell'eutanasia del papato?

Le sue dimissioni pronunciate in latino sancirono con asciutto lindore il fossato incolmabile che lo separava dal suo tempo. Il latino le scolpì nel marmo del passato, le rese lapidarie ed indelebili.

Da un verso Ratzinger fu un rigoroso difensore della fede e della dottrina contro la dittatura del relativismo; ma dall'altro c'era in lui il tormento del filosofo che si confronta con l'ateismo e riapre i conti con Nietzsche, Heiddegger ed il pensiero contemporaneo.

Lui che è stato strenuo difensore della Tradizione, lui che il filosofo cattolico Del Noce definiva "il più alto esempio di cultura di destra"; proprio lui si è affacciato nelle terre incognite dell'ateismo più do ogni altro Papa.

Arrivò a dire che un inquieto ricercatore privo di fede è più vicino a Dio di un devoto per routine, così sconfessando millenni di fede tramandata e milioni di fedeli per consuetudine. Si spinse poi a dire che la verità non abita dentro di noi, nessuno la possiede; ma la verità possiede noi, noi siamo dentro la verità. E dunque nessuno detiene il monopolio della verità e può disporre in suo nome.

A ben vedere, è una rivoluzione rispetto alla fede insegnata nei millenni, ma anche rispetto a chi ritiene irraggiungibile la verità e non si accorge di essere invece dentro al suo raggio. Ratzinger fu lacerato dal conflitto tra fede ed inquietudine, tradizione e ricerca, poco compreso dal mondo.

Per la sua fragilità era più amabile del suo predecessore e del suo successore, ma fu meno amato di ambedue. Le sue dimissioni da Santo Padre furono la testimonianza più alta e sofferta della società senza padre in cui viviamo.

Non si dimenticano i suoi sguardi di spaventata dolcezza, di trattenuta mestizia, la sua scarsa dimestichezza con le cose del mondo, il suo disagio di vivere nello splendore regale, le sue pantofole rosse.

Il suo sguardo si scusava col mondo e suggeriva agli astanti: sono un pensatore che regge le sorti del Pontificato. Aveva quel "non so che di angelico", come diceva Petrarca di Celestino V, il Papa che abdicò, "inesperto di cose umane".

Fragile come un cristallo, ma splendente di luce. A volte Ratzinger si abbandonava ai sorrisi, occhieggiava all'umorismo degli angeli o si atteggiava ad un' affabile severità che lo faceva somigliare a Paolo Stoppa, interprete del Papa Re nel Marchese del Grillo.

Di tutte le sue lezioni teologiche ci resta impressa la più puerile. Fu a Milano, qualcuno gli chiese come s'immaginava il Paradiso. Liberandosi mentalmente della mitria, il Papa disse che lui il Paradiso lo figurava come un ritorno all'infanzia, con suo padre e sua madre.

Una confessione proustiana, tenera ed universale, che sfugge al rigore della dottrina ed alla fede, parte dal cuore e arriva dritta al cuore di ognuno. Gli unici paradisi intravisti in terra sono i paradisi perduti.

Ratzinger è apparso come il Papa di transito tra due pontefici di alta popolarità e forte efficacia mediatica. Quanto poi questo giovi alla fede ed alla religione lo sa solo Dio.

Si riscontrano solo cali di vocazioni, chiese deserte, nessuna conversione.

Comunque sia, Auguri Santità!

domenica 16 aprile 2017

Pasqua


 

IL SANTO GIORNO DELLA PASQUA

AL MATTINO
La Risurrezione di Cristo.
Le lunghe ore della notte dal Sabato alla Domenica sono ormai trascorse ed il sorgere del giorno si avvicina. Maria, col cuore oppresso, attende con paziente coraggio il momento che le restituirà il Figlio. La Maddalena, con le sue compagne, ha vegliato tutta la notte e non tarderà molto ad incamminarsi verso il sepolcro. Dal fondo del Limbo, lo spirito del divin Redentore si appresta a dare il segnale della liberazione a quelle miriadi di anime giuste, prigioniere da sì lungo tempo, e che ora lo circondano di tutto il loro rispetto, di tutto il loro amore. La morte si libra silenziosa sul sepolcro ove ha racchiuso la sua vittima. Da quel giorno lontano, in cui essa divorò Abele, inghiottì innumerevoli generazioni: ma giammai aveva ghermito tra i suoi lacci una sì nobile preda. Mai come allora la sentenza del Paradiso Terrestre si era così spaventosamente adempiuta; e mai, pure, nessuna tomba aveva visto fallire le sue speranze con una smentita altrettanto crudele. Più di una volta la potenza divina le aveva involato le sue vittime: il figlio della vedova di Naim, la figlia del capo della Sinagoga, il fratello di Marta e di Maddalena, le sono stati rubati; ma essa li attende alla loro seconda morte. V'è un altro, però, di cui fu scritto: "Io sarò la tua morte, o morte; sarò la tua rovina, o sepolcro" (Osea 13, 14).
Ancora pochi istanti, e la lotta comincerà tra i due avversari.
Come per il rispetto dovuto alla divina Maestà non poteva essere permesso che quel corpo, unito a un Dio, attendesse nella polvere il momento in cui l'Angelo al suono della tromba chiamerà tutti per il giudizio supremo, cosa che avverrà per i peccatori; così era conveniente che fossero abbreviate le ore in cui il potere della morte doveva prevalere. "Una generazione malvagia ed adultera chiede un prodigio - aveva detto Gesù - nessun prodigio però le sarà dato vedere, se non quello del Profeta Giona" (Mt 12,39).
Tre giorni di sepoltura, la fine del venerdì, la notte seguente, tutto il sabato con la sua notte e le prime ore della domenica. È sufficiente: sufficiente per la giustizia divina, ormai soddisfatta; sufficiente per attestare la morte dell'augusta vittima e per assicurare il più strepitoso dei trionfi; sufficiente per il cuore desolato della più tenera tra le madri. "Nessuno mi può togliere la vita ma da me stesso io la dò; è in mio potere il darla, ed è pure in mio potere il riprenderla di nuovo" (Gv 10,18). Così aveva detto Gesù agli Ebrei prima della sua Passione; e la morte adesso sentirà tutta la forza di questa parola del padrone del mondo.
La Domenica, il giorno della Luce, comincia a spuntare; il primo chiarore dell'aurora combatte già le tenebre. E subito l'anima divina del Redentore si slancia dalla prigione del Limbo, seguita dal numeroso stuolo delle sante anime che l'avevano attorniata. Essa traversa lo spazio in un batter d'occhio e, penetrando nel sepolcro, rientra in quel corpo dal quale si era distaccata tre giorni prima in mezzo agli spasimi dell'agonia. Le sacre spoglie si rianimano, si risollevano, si liberano dai lenzuoli, dagli aromi e dalle bende in cui erano avvolte. Le lividure sono sparite, il sangue è tornato e scorre nelle vene; e da quelle membra lacerate dalla flagellazione, da quella testa ferita dalle spine, da quei piedi e da quelle mani traforate dai chiodi, si sprigiona una vivissima luce che sfolgora nella caverna. Gli Angeli che adorarono teneramente il fanciullo di Betlemme, adorano adesso, tremando, il vincitore del sepolcro; piegano con rispetto, e depongono sulla pietra, dove quel corpo riposava immobile fino a pochi istanti prima, i lenzuoli nei quali era stato avvolto dalla pietà dei due discepoli e delle pie donne.
Ma il Re dei Secoli non deve attardarsi oltre sotto la volta funebre; più rapido della luce che attraversa il cristallo, supera l'ostacolo che oppone la pietra posta all'entrata della caverna, che la pubblica autorità aveva sigillato e circondato di soldati armati. Tutto è restato intatto: ma il Trionfatore della morte è tornato a libertà, simile a quando apparve agli occhi di Maria nella povera stalla, senza alcuna violenza per il seno materno, secondo quanto unanimemente ci dicono i Dottori della Chiesa. Questi due misteri della nostra fede si riuniscono e proclamano il primo e l'ultimo termine della missione del Figlio di Dio: all'inizio una Madre rimasta vergine; alla fine un sepolcro sigillato, che restituisce colui che vi teneva prigioniero.

La sconfitta della morte.
Il silenzio più profondo regna ancora nel momento in cui l'Uomo-Dio ha spezzato lo scettro della morte. La sua e la nostra liberazione non gli hanno costato alcuno sforzo. Oh! Morte, cosa resta adesso del tuo impero? Il peccato ci aveva consegnato a te: tu riposavi sulla conquista fatta; ed ecco che la tua sconfitta arriva al colmo. Quel Gesù che eri così fiera di tenere in tuo potere, ti è sfuggito; e tutti noi, dopo esser stati in tuo possesso, ci troveremo pure liberati. La tomba che ci scavi diventerà la nostra culla per una Vita nuova, poiché colui che ha trionfato su di te è il primogenito tra i morti (Ap 1,5). Ed oggi è la Pasqua, il Transito, la liberazione, per Gesù e per tutti i suoi fratelli. Noi seguiremo tutti la strada che Egli ci ha tracciata; e verrà il giorno in cui tu, che ogni cosa distruggi, tu la nemica, tu sarai annientata a tua volta dal regno dell'immortalità (1Cor 15,26).
Ma noi contempliamo la tua sconfitta fin da questo momento e ripetiamo, a tua vergogna, il grido del grande Apostolo: "O morte, dov'è la tua vittoria? Dov'è il tuo pungiglione? Per un momento hai trionfato ed eccoti assorbita nella vittoria" (ivi, 55).
 
L'apertura del sepolcro.
Ma il sepolcro non dovrà restare sempre sigillato: bisogna che si apra e che dimostri in pieno giorno che colui il cui corpo inanimato vi dimorò per qualche ora, l'ha abbandonato per sempre. Improvvisamente trema la terra, come al momento in cui Gesù spirava sulla Croce; ma questa convulsione del globo terrestre non indica più l'orrore: esso adesso esprime l'allegrezza. L'Angelo del Signore scende dal Cielo; toglie la pietra dall'ingresso, sedendovi sopra maestosamente; il suo vestito è di una bianchezza abbagliante ed i suoi occhi lanciano lampi sfolgoranti. A quella vista le guardie cadono a terra dallo spavento; e restano là come morti, finché calmati nel loro terrore dalla bontà divina, si rialzano e, abbandonando quel luogo, si dirigono verso la città, a render conto di ciò che hanno veduto.

L'apparizione alla Madonna.
Nel medesimo tempo, Gesù risorto, prima che alcun essere mortale abbia potuto contemplarlo nella sua gloria, ha attraversato lo spazio e in un attimo si è riunito alla sua Santissima Madre.
Egli è il figlio di Dio, il Trionfatore della morte, ma è pure figliuolo di Maria. Ella gli è stata vicina, assistendolo fino al termine della sua agonia; ha unito il sacrificio del suo cuore materno a quello che egli stesso offriva sulla Croce; è dunque giusto che siano per lei le prime gioie della risurrezione. Il santo Vangelo non annovera tra le apparizioni quella del Salvatore a sua Madre, mentre lo fa dettagliatamente per tutte le altre; è facile capirne la ragione.
Quest'ultime avevano per scopo di divulgare il fatto della Risurrezione, mentre quella era solo reclamata dal cuore di un figlio, e di un figlio come Gesù. La natura e la grazia esigevano questo primo incontro, che nella sua misteriosità commovente, forma la delizia della anime cristiane. Non vi era bisogno che fosse registrata nei libri sacri; la tradizione dei Santi Padri, a cominciare da S. Ambrogio, era sufficiente a trasmettercela, anche se i nostri cuori non ne avessero avuto prima il presentimento. E quando noi ci domandiamo per quale ragione il Signore, che doveva uscir dalla tomba di Domenica, volle farlo nelle prime ore del giorno, ancora prima che il sole sorgesse ad illuminare l'universo, noi ci associamo senza difficoltà, al parere di quegli autori che hanno attribuito questa premura del Figlio di Dio al desiderio che aveva il suo cuore di mettere fine alla dolorosa attesa della più tenera e della più afflitta delle Madri.
Quale parola umana oserebbe provarsi a descrivere le effusioni del Figlio e della Mamma, in quell'ora tanto desiderata? Gli occhi di Maria, consumati dal pianto e dall'insonnia, si aprono improvvisamente nella dolce e viva luce che le annunzia l'avvicinarsi del suo diletto; la voce di Gesù risuona alle sue orecchie, non più con quell'accento doloroso che poco prima scendeva dall'alto della croce e, quale spada, trapassava il suo cuore materno, ma piena di gioia e di tenerezza, come si conviene a un figlio che viene a raccontare i suoi trionfi a colei che gli ha dato la luce.
L'aspetto di quel corpo sanguinante e inanimato, che tre giorni fa ella prendeva tra le sue braccia, ora è radioso e pieno di vita, come se emanasse il riflesso di quella divinità alla quale è unito; le carezze di un simile figlio, le sue parole di tenerezza, gli abbracci suoi, che son quelli di un Dio: ecco la scena rappresentataci in modo sublime dalla parola del Ruperto, che ci dipinge l'effusione di gioia di cui il cuore di Maria si trova ricolmo, come un torrente di felicità che la esalta e le toglie lo strazio dei dolori atroci che ella ha dovuto sopportare [1].
Nondimeno questa profusione di delizie che il Figlio di Dio aveva preparato a sua Madre, non fu così subitanea, come le parole di questo autore del XII secolo potrebbero farci credere. Nostro Signore ha voluto descrivere, egli stesso, quella scena in una rivelazione fatta a santa Teresa. Si degnò di confidarle che la sua divina Mamma era così profondamente abbattuta, da non resistere ancora molto senza soccombere al suo martirio e che, quando si mostrò a lei, appena uscito dal sepolcro, ebbe bisogno di qualche istante per ritornare in se stessa, prima di ritrovarsi in istato di godere una tale gioia; e il Signore aggiunge che le restò non poco vicino, perché questa sua prolungata presenza le era necessaria [2].
Noi cristiani, che amiamo la Madre nostra, che l'abbiamo vista sacrificare sul Calvario il suo Figliolo, dividiamo con cuore filiale la felicità di cui Gesù si compiace di colmarla in questo momento, e impariamo, nel medesimo tempo, a compatire i dolori del suo cuore materno. È questa la prima manifestazione di Gesù risorto: ricompensa della fede che fu sempre viva nel cuore di Maria, anche durante l'oscurità dell'eclissi che era durata tre giorni.
Ma è giunto il tempo in cui il Cristo si mostrerà ad altri, e che la gloria della Risurrezione comincerà a brillare sul mondo. Si è fatto vedere prima di tutto da colei che fra le creature gli era la più cara e che sola era degna di una tale felicità; adesso, nella sua bontà, ricompensa, con la sua visione consolante, le anime devote che sono rimaste fedeli all'amor suo, in un lutto forse troppo umano, ma ispirato a una riconoscenza che, né la morte, né il sepolcro, avevano scoraggiato.

Le Pie Donne al Sepolcro.
Maddalena e le sue compagne, ieri, quando il tramonto del sole venne ad annunciare che, secondo gli usi degli Ebrei, la grande giornata del Sabato lasciava il posto a quella della Domenica, uscirono per la città in cerca degli aromi per andare ad imbalsamare nuovamente il corpo del loro amato Maestro, appena la luce del giorno avesse permesso di recarsi a compiere questo pietoso dovere. La notte trascorse insonne; e le tenebre non erano ancora completamente dissipate, quando Maddalena, con Maria Madre di Giacomo, e Salome, prendevano la via del Calvario, presso il quale era la tomba dove riposava Gesù. Preoccupate com'erano, non si domandavano neppure quali braccia avrebbero potuto sollevare la pietra che chiudeva l'ingresso della grotta; ancor meno avevano pensato al sigillo della pubblica autorità che bisognava rompere. Arrivarono il primo sorgere del giorno e la prima cosa che colpì i loro sguardi fu la pietra posta a chiusura dell'ingresso, tolta dal suo posto, lasciando così penetrare lo sguardo nell'antro sepolcrale. L'Angelo del Signore, che aveva assolto la missione di togliere questa pietra, e che vi si era seduto sopra, come su di un trono, non le lasciò a lungo nello stupore che le aveva invase: "Non temete - dice loro - perché so che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui, perché è risorto, come disse; venite, vedete il luogo dove egli giaceva".
Era troppo per queste anime, che l'amore del Maestro trasportava, ma che ancora non lo conoscevano in una maniera più spirituale. Esse ne restarono "costernate", ci dice il santo Vangelo. È un morto che cercano: un morto che era carissimo; vien loro detto che è risuscitato; e questa parola non risveglia in loro nessun ricordo. Altri due Angeli si presentano nella grotta, tutta illuminata dallo splendore che diffondono. Abbagliate da questa luce inattesa, Maddalena e le sue compagne, ci dice san Luca, abbassano a terra gli sguardi contristati e pieni di meraviglia.
"Perché cercate tra i morti - dicono loro gli Angeli - colui che vive? Non sta qui, ma è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che il Figliuolo dell'Uomo doveva essere dato in mano a uomini peccatori e messo in croce e risorgere il terzo giorno".
Queste parole fanno una certa impressione sulle pie donne; e in mezzo all'emozione un lieve ricordo del passato sembra rinascere nella loro memoria. E gli Angeli continuano: "Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che è risuscitato e li precede in Galilea".
Esse escono in fretta dal sepolcro e si dirigono verso la città con l'animo diviso tra un sentimento di terrore e quello di una gioia intima che le pervade loro malgrado. Nondimeno non hanno visto che un'apparizione di Angeli e un sepolcro aperto e vuoto. Gli Apostoli, al loro racconto, ben lungi dal lasciarsi andare alla speranza, attribuiscono, ci dice ancora san Luca, all'esaltazione del sesso debole tutte le meraviglie che le pie donne, insieme, vengono a riferire. La Risurrezione, predetta così chiaramente e a diverse riprese dal Maestro non torna alla memoria neppure a loro.
La Maddalena si rivolge in particolare a Pietro e a Giovanni; ma quanto è ancora debole anche la sua fede! Ella era andata ad imbalsamare il corpo del suo amato Maestro e non l'ha più trovato; ora sfoga la sua dolorosa delusione con i due Apostoli: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro - dice - e non sappiamo dove l'abbiano messo".
Pietro e Giovanni al Sepolcro.
Pietro e Giovanni decidono di recarsi sul luogo. Penetrano nell'antro, vedono i lenzuoli piegati ordinatamente sulla tavola di pietra su cui è stato deposto il corpo del loro Maestro; ma gli Spiriti Celesti, che ne fanno la guardia, non si mostrano ad essi. Giovanni, però, come lui stesso ce ne dà testimonianza, in quel momento acquista la fede: d'ora in avanti crederà alla risurrezione di Gesù.
Noi non facciamo che sorvolare su fatti che avremo occasione di meditare più tardi, quando la Liturgia li riporterà sotto i nostri occhi. In questo momento si tratta solamente di seguire, nel loro insieme, gli avvenimenti di quel giorno: il più solenne di tutti.
Fino ad ora Gesù non è apparso che alla Madre sua; le pie donne non hanno veduto che degli Angeli che hanno loro parlato. Questi Spiriti Celesti hanno raccomandato di andare ad annunziare la risurrezione del loro Maestro ai Discepoli e a Pietro. Esse non ricevono la stessa commissione per Maria: e facile comprenderne la ragione: il figlio si è già riunito a sua Madre ed il misterioso e commovente incontro si sta ancora svolgendo, durante questi preludi. Ma ormai il sole brilla già in tutto il suo splendore e le ore del mattino avanzano; sarà l'Uomo-Dio a proclamare egli stesso il trionfo che, in lui, riporta sulla morte il genere umano. Seguiamo con profondo ossequio l'ordine di queste manifestazioni, sforzandoci di scoprirne rispettosamente il mistero.

L'apparizione a Maria Maddalena.
Maddalena, dopo il ritorno dei due Apostoli, non ha potuto resistere al desiderio di visitare nuovamente la tomba del Maestro. Il pensiero che quel corpo sparito, e forse - chissà? - divenuto lo zimbello dei suoi nemici, possa giacere senza onore e senza sepoltura, tormenta la sua anima ardente e sconvolta. Ella si è rimessa in cammino e presto arriva alla porta del sepolcro. Là, nel suo inconsolabile dolore, scoppia in singhiozzi; poco dopo, chinandosi verso l'interno dell'antro, scorge i due Angeli, seduti ciascuno ad una delle estremità della tavola di pietra sulla quale, sotto i suoi occhi, fu steso il corpo di Gesù. Ella non li interroga: son loro che parlano: - Donna - essi dicono - perché piangi?
- Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo!
E dopo queste parole si volge senza aspettarne la risposta. Improvvisamente si trova di fronte ad un uomo, e quest'uomo è Gesù. Maddalena non lo riconosce: sta cercando il corpo morto del suo Maestro e vuole seppellirlo di nuovo. L'amore la guida, ma la fede non rischiara quell'amore; non si accorge che colui del quale cerca le spoglie inanimate è là, vivente, presso di lei.
Gesù, nella sua ineffabile condiscendenza, si degna di farle sentire la sua voce: "Donna - le dice - perché piangi? Cosa cerchi?". Maddalena non ha riconosciuto neppure quella voce; il suo cuore è come intormentito da una eccessiva e cieca sensibilità. Il suo spirito non conosce ancora Gesù. Nondimeno tiene gli occhi fissi su di lui; ma la sua immaginazione, che la trascina, le fa vedere in quell'uomo il guardiano del giardino che circonda il sepolcro. Forse, pensa, è lui che ha nascosto il tesoro che cerco; e, senza riflettere più a lungo, si rivolge ad esso sotto quell'impressione: "Signore - dice umilmente allo sconosciuto - se siete voi che l'avete tolto ditemi dove lo avete messo e io lo porterò via".
Era troppo per il cuore del Redentore degli uomini, per Colui che si degnò di lodare chiaramente in casa del Fariseo l'amore della povera peccatrice; non può più tardare a ricompensare questo tenero affetto: le darà la luce per comprendere.
Allora, con un accento che ravviva nella Maddalena la memoria per tanti episodi di divina familiarità, non le dice che una sola parola: "Maria!". "Maestro", risponde lei con tutta la sua effusione, improvvisamente illuminata sullo splendore di quel mistero. E con uno slancio posa le sue labbra su quei sacri piedi, come quando, abbracciandosi ad essi, ricevette il perdono delle sue colpe. Ma Gesù la ferma; non è ancora venuto il momento di abbandonarsi a lunghe espansioni di gioia. Occorre che Maddalena, primo testimonio della risurrezione dell'Uomo-Dio, venga elevata, per merito del suo amore, al più alto grado di onore. Non è opportuno che Maria riveli ad altri i segreti del suo amore materno; sarà dunque Maddalena che dovrà testimoniare ciò che ella ha visto e ciò che ha udito in quel giardino. È lei che sarà, come dicono i Santi Dottori, l'Apostolo degli stessi Apostoli. Gesù le dice: "Va' dai miei fratelli e di' loro che io ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro".
Questa è la seconda apparizione di Gesù risuscitato: l'apparizione a Maria Maddalena, la prima nell'ordine delle testimonianze.
La mediteremo nuovamente giovedì mattina; ma adoriamo fin da questo istante la bontà del Signore, che, prima ancora di pensare a confermare i suoi Apostoli nella fede della Risurrezione, si degna di compensare l'amore di quella donna che l'ha seguito fin sotto la croce, fino al di là della tomba e che, essendo a lui debitrice di più degli altri, ha saputo anche più degli altri amare. Apparendo per primo a Maddalena, Gesù ha voluto anzitutto dimostrare il suo amore divino verso le creature: amore che ha fatto precedere anche all'affermazione della sua gloria.
Maddalena si affretta ad adempiere l'ordine del suo Maestro e, dirigendosi verso la città, non tarda a trovarsi alla presenza dei Discepoli. "Ho visto il Signore - dice - ed Egli mi ha detto questo". Ma la fede non è ancora penetrata nelle loro anime; solamente Giovanni, al sepolcro, ne ha ricevuto il dono, anche se i suoi occhi non videro che la tomba vuota. Ricordiamoci che, pure essendo fuggito insieme agli altri, lo ritroviamo al Calvario per ricevere l'ultimo respiro di Gesù, e che là è divenuto il figlio adottivo di Maria.

L'apparizione alle Pie Donne.
Intanto le compagne della Maddalena, Maria madre di Giacomo, e Salome, che da lontano l'hanno seguita sulla strada del sepolcro, tornano sole a Gerusalemme. Improvvisamente Gesù si presenta al loro sguardo e le ferma: "Vi saluto" dice. A queste parole il loro cuore divampa di tenerezza e di ammirazione. Esse si gettano con ardore ai suoi piedi, abbracciandoli in atto di adorazione.
È la terza volta che il Salvatore appare risuscitato; questa, meno intima, ma più familiare di quella di cui la Maddalena fu favorita. Gesù non farà passar la giornata senza manifestarsi a coloro che sono chiamati a divenire gli araldi della sua gloria; ma ha voluto, prima di tutto, rendere onore, di fronte ai secoli futuri, a queste generose donne che, affrontando il pericolo e vincendo la debolezza del loro sesso, lo hanno consolato sulla croce con una fedeltà che non trovò in quelli che erano stati prescelti e colmati dei suoi favori. Intorno al Presepio, da dove per la prima volta si mostrava agli uomini, aveva convocato, per mezzo della voce degli Angeli, alcuni poveri pastori, prima di chiamare i re, con l'intervento di una stella. Oggi che è arrivato all'apice della gloria, che ha posto il sigillo a tutte le sue opere, mediante la sua Risurrezione, rendendo testimonianza, così, della sua origine divina e dandone la prova alla nostra fede col più irrefragabile prodigio, aspetta, prima di istruire e di illuminare gli Apostoli, che alcune umili donne siano state da lui istruite, consolate, colmate dai segni del suo amore. Quale grandezza d'animo in questo modo di agire, così soave e forte, del Signore Iddio! Come ha ragione di dirci col Profeta: "Non quali i miei pensieri, sono i vostri pensieri" (Is 55,8).
Se fossimo stati noi a dover stabilire le circostanze relative alla sua venuta nel mondo, cosa non avremmo fatto per richiamare attorno alla sua culla ricchi e poveri, in una parola l'intero genere umano? Con quale frastuono avremmo promulgato, di fronte a tutte le nazioni, il miracolo dei miracoli, la Risurrezione del Crocifisso, il suo trionfo sulla morte, l'immortalità riconquistata? Il Verbo, che è "Potenza e Sapienza di Dio" (1Cor 1,24) ha deciso altrimenti. Al momento della sua nascita non ha voluto, come primi adoratori, che degli uomini semplici, i cui racconti non dovevano riscuotere un credito al di là di Betlemme; ed ecco che, ai nostri giorni, la data di quella nascita corrisponde all'inizio dell'era di tutti i popoli civili. Quali primi testimoni della sua Risurrezione non ha scelto che alcune deboli donne; ed ecco che in questo medesimo giorno, all'epoca nostra, la terra intera celebra l'anniversario della Risurrezione. Tutto ne rimane scosso: uno slancio, sconosciuto nel resto dell'anno, si fa sentire anche dai più indifferenti; l'incredulo che vive gomito a gomito con il credente sa, per lo meno, che oggi è Pasqua; ed anche dal seno delle stesse nazioni infedeli, innumerevoli voci di cristiani si uniscono alle nostre, affinché si elevi a Gesù risuscitato, da ogni parte del globo, l'acclamazione che ci unisce tutti, quali un popolo solo: il festevole Alleluia.
Dobbiamo esclamare con Mosè, come quando il popolo eletto celebrò la prima Pasqua e traversò all'asciutto il Mar Rosso: "Chi a Te pari tra gli dei, Signore?" (Es 15,11).


[1] Gli Offici Divini, l. vii; c. xxv.
[2] Vita di santa Teresa scritta da se stessa: nelle appendici.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 27-36

Pasqua di Resurrezione



Victimae paschali laudes: immolent Christiani.
Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores.
Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus.
Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?
Sepulcrum Christi viventis: et gloriam vidi resurgentis.
Angelicos testes, sudarium et vestes.
Surrexit Christus, spes mea: praecedit vos in Galilaeam.
Scimus Christus surrexisse a mortuis vere: tu nobis, victor Rex, miserere.
Amen. Alleluia.


Buona Pasqua a tutti!

martedì 11 aprile 2017

Per i nostri martiri

Dedicato con tutto il cuore a loro, i martiri del nostro evo.

Dimenticati, scomodi, innominati, così politicamente scorretti ed imbarazzanti per tutti nelle latitudini occidentali, persino dalle parti di San Pietro. 
 


Ma del tradimento degli uomini si fa beffe il Cielo.
Essi sono tra i beati, al cospetto del Padre, ai piedi del Figlio, ricolmi di Spirito, tra le braccia di Maria.

Pregate per noi, fratelli.